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Pedetes
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I mwbaPedetidi (mwbqfamiglia mwbgPedetidae mwbwGray, 1825, mwcagenere mwcqmwcgPedetes mwcwIlliger, 1811), noti anche come lepri saltatrici, sono mwdaroditori simili a mwdqlepri, o più ancora a piccoli mwdgcanguri, originari delle zone aride dell'mwdwAfrica sub-saharianacite-ref-1[1].

Contents

Note

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Tassonomia

Il genere mwfwPedetes venne istituito da mwgaJohann Karl Wilhelm Illiger nel 1811, mentre la classificazione all'interno di una famiglia a sé stante, i Pedetidi, appunto, si deve a mwgqJohn Edward Gray, che istituì questa famiglia nel 1825. Assieme agli mwgganomaluri, morfologicamente molto diversi, vengono assegnati al sottordine degli mwgwAnomaluromorfi, ma a causa del loro aspetto particolare la loro posizione tassonomica è sempre stata piuttosto confusa. Le lepri saltatrici presentano caratteristiche proprie sia degli mwhaIstricomorfi che degli mwhqSciuromorfi, e per un certo periodo di tempo furono considerati come una superfamiglia indipendente in seno a questi ultimi, quella dei Pedetoidei (Pedetoidea). I dati molecolari e le caratteristiche dello mwhgsviluppo embrionale, tuttavia, suggeriscono che questi animali non sono imparentati né con gli Sciuromorfi né con gli Istricomorfi; le somiglianze con questi animali sono pertanto dovute ad una mwhwconvergenza evolutiva.

Il genere comprende due specie:

• mwiwmwjaPedetes capensis (mwjqThomas, 1902) - lepre saltatrice cafra;
• mwjwPedetes surdaster (mwkqForster, 1778) - lepre saltatrice dell'Africa orientale.

Per molto tempo, tutte le lepri saltatrici venivano assegnate ad una sola specie, mwkwPedetes capensis, a causa della loro bassa variabilità morfologica, ma sulla base di dati biomolecolari e di alcune caratteristiche del cranio, nonché di differenze fisiologiche, le popolazioni dell'Africa orientale sono state recentemente assegnate ad una specie a partecite-ref-butynski-2013-2-0[2].

Evoluzione

I resti fossili più antichi ascrivibili alla famiglia dei Pedetidi risalgono al mwmgMiocene inferiore, circa 20 milioni di anni fa. Questi sono mwmwMegapedetes pentadactylus del Kenya e mwnaPedetes namaquensis della Namibia. I due generi si differenziano principalmente per le dimensioni: mwnqMegapedetes è più grande, ma molto simile nell'aspetto a mwngPedetes. Le altre uniche specie fossili conosciute sono mwnwPedetes gracilis e mwoaPedetes hagenstadi, entrambe provenienti dal Sudafrica. I più antichi fossili assegnati alla lepre saltatrice cafra risalgono al mwoqPleistocene e sono stati rinvenuti nello Zimbabwecite-ref-butynski-2013-2-1[2].

Le origini e la genealogia delle lepri saltatrici prima del Miocene non sono note, ma si ritiene che i Pedetidi abbiano avuto origine all'inizio del mwpwCenozoico in Asia o in Africacite-ref-butynski-2013-2-2[2].

Descrizione

Le lepri saltatrici presentano una lunghezza testa-tronco di 36–43mwsg cm e una mwswcoda lunga e arruffata che misura 40–48mwta cm; pesano 3–4mwtq kg. Il capo è tozzo; le orecchie sono lunghe (7mwtg cm), con una sorta di mwtwtrago rivestito esternamente da una sottile peluria, e glabro all'interno; l'mwuaorecchio esterno, inoltre, può essere chiuso facendo combaciare i bordi del mwuqpadiglione auricolare (in tal modo gli animali evitano che durante lo scavo delle gallerie sotterranee la sabbia penetri nell'orecchio). Gli arti anteriori hanno cinque dita corte e munite di mwugartigli ricurvi e aguzzi, e due callosità plantari, una piccola e l'altra più sviluppata. Le zampe posteriori sono lunghe 15mwuw cm, con quattro dita dotate di artigli; la pianta dei piedi presenta delle zone glabre. La colorazione della parte superiore del corpo varia nelle diverse specie, e va dal mwvabruno al mwvqtané al cuoio o al rossiccio, mentre è bianca nella parte inferiore; anche la parte superiore degli arti è in genere bianca, la coda è invece bruniccia nella pagina superiore, bianca nell'inferiore, e ornata all'estremità da un ciuffo nero. Le mwvgossa nasali e la mwvwfronte sono larghe. Vi sono 20 mwwadenti: mwwqI 1/1, mwwgC 0/0, mwwwP 1/1, mwxaM 3/3; i molari sono solcati da rigature situate sulla faccia esterna in quelli dell'arcata mascellare, nell'interna in quelli dell'arcata mandibolare; la superficie triturante ha un rilievo molto semplicecite-ref-nowak-1999-3-0[3].

Biologia

Alimentazione

Le lepri saltatrici sono mwzaerbivore. Esse sono molto selettive al pascolo, e preferiscono le mwzqerbe verdi ricche di mwzgproteine e di mwzwacqua.

Le lepri saltatrici sono attive sulla superficie del suolo per tutta la notte. Normalmente esse si nutrono in un raggio di 250 m dalle loro tane, ma a volte si spostano fino a 400 m. Mentre mangiano sono altamente vulnerabili ai mwaqpredatori, essendo completamente esposte all'individuazione e lontane dalle loro tane, che rappresentano rifugi sicuricite-ref-nowak-1999-3-1[3].

Comportamento

Le lepri saltatrici passano le ore diurne in tane poste in suoli ben drenati e sabbiosi. Le tane si trovano a circa 80mwca cm di profondità, hanno da 2 a 11 entrate e una lunghezza da 10 a 46 m. Ogni tana è occupata da una lepre saltatrice o da una madre e un piccolo. Le tane forniscono una notevole protezione dall'ambiente arido e dai predatori. Alcuni predatori, come i mwcqserpenti e le mwcgmanguste, possono tuttavia entrare nelle tane, per cui le lepri saltatrici una volta entrate, spesso chiudono gli ingressi e i passaggi con mucchi di terreno.

Le gallerie e le aperture nel sistema di tane sono provviste di molte vie di fuga, utili quando qualche predatore riesce a entrare. L'assenza di camere e di nidi all'interno delle tane suggerisce che le lepri saltatrici non si fermino a lungo in qualche punto della tana, un'ulteriore precauzione contro i predatoricite-ref-nowak-1999-3-2[3].

Riproduzione

Nelle popolazioni di lepre saltatrice, il numero dei maschi è uguale al numero delle femmine. Non esiste una stagione riproduttiva, e circa il 76% delle femmine adulte possono essere gravide contemporaneamente. Le femmine adulte portano a termine circa tre gravidanze ogni anno, ognuna delle quali comporta la nascita di un unico piccolo, grande e ben sviluppato.

I nuovi nati sono ben forniti di peli e sono capaci di vedere e di spostarsi quasi subito, però sono confinati nella tana e rimangono completamente dipendenti dall'mwfwallattamento fino a metà crescita, quando possono diventare attivi in superficie.

Benché il tasso riproduttivo delle lepri saltatrici risulti sorprendentemente basso, vi sono due precisi vantaggi riscontrabili nella loro strategia riproduttiva. Primo, il tempo e l'energia della femmina vengono concentrati su di un unico piccolo, il che pare determinare una bassa mortalità infantile e giovanile. Alla prima uscita dalla tana la giovane lepre saltatrice è altrettanto capace di un adulto di affrontare i predatori e altri pericoli ambientali. Secondo, la madre è soggetta a uno sforzo minimo, dovendo provvedere cure e cibo per un solo piccolo. Le femmine che riescono a rimanere in buone condizioni fisiche e a evitare i predatori e le malattie durante l'allevamento dei piccoli, probabilmente sopravviveranno per riprodursi nuovamentecite-ref-nowak-1999-3-3[3].

Distribuzione e habitat

Le due specie di lepri saltatrici occupano areali disgiunti nell'Africa sub-sahariana. La lepre saltatrice dell'Africa orientale vive solamente in mwhwKenya e mwiaTanzania, mentre la lepre saltatrice cafra, maggiormente diffusa, è presente in mwiqAngola, mwigZimbabwe, mwiwBotswana, mwjaNamibia e mwjqSudafrica. Dal punto di vista degli mwjghabitat, entrambe le specie prediligono mwjwpiane alluvionali, conche di laghi fossili, mwkasavane e altri mwkqhabitat aridi e semiaridi con scarsa vegetazione o suoli sabbiosi vicinicite-ref-nowak-1999-3-4[3].

Conservazione

Laddove si trovano, le lepri saltatrici sono generalmente comuni, anche quando sono intensamente cacciate dall'uomo. Negli mwmahabitat migliori, vi possono essere oltre 10 lepri saltatrici per ettaro. Tuttavia, quando aree aride ed ecologicamente sensibili vengono pascolate dal bestiame domestico, come avviene nel deserto del mwmqKalahari, la densità delle lepri saltatrici diminuisce data la minore disponibilità di cibo.

Le lepri saltatrici sono molto importanti per l'uomo in quanto fonte di cibo e di pelli, tuttavia possono anche rappresentare un elemento significativamente nocivo per l'agricoltura, alimentandosi di una grande varietà di colture, tra cui granturco, frumento, patate dolci e arachidicite-ref-nowak-1999-3-5[3].

Note

cite-note-11. mwpq(mwpgmwpwEN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, mwqamwqqPedetes, in mwqgMammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ªmwqw ed., Johns Hopkins University Press, 2005, mwraISBNmwrq 0-8018-8221-4.
cite-note-butynski-2013-22. mwtgThomas M. Butynski, mwtwFamily Pedetidae, Springhares, in Jonathan Kingdon, David Happold, Michael Hoffmann, Thomas Butynski, Meredith Happold e Jan Kalina (a cura di), mwuaMammals of Africa Volume III. Rodents, Hares and Rabbits, Londra, 2013, p.mwuq 618, mwugISBNmwuw 978-1-4081-2253-2.
cite-note-nowak-1999-33. mwygRonald M. Nowak, mwywmwzaSpringhare, or Springhaas, in mwzqWalker's Mammals of the World, Baltimora, Johns Hopkins University Press, 1999, pp.mwzg 1620-1622, mwzwISBNmw0a 0-8018-5789-9.

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Pedetes / spring hare, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatalogue-of-life(EN) Pedetes, su Catalogue of Life.
• citereffossilworks-org(EN) Pedetes, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Pedetes, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• citerefitis(EN) Pedetes, su ITIS.